“Un welfare che non costituisce fonte di integrazione di reddito ma che finisce col pesare sui bilanci delle famiglie, e soprattutto su quelle più fragili, è un modello sociale che ‘rischia di perdere l’anima’. Oggi il Censis scrive nero su bianco l’allarme che noi lanciamo ormai da tempo: senza misure adeguate di sostegno, il nostro modello di assistenza rischia di diventare una contraddizione in termini, quello di uno stato sociale che aumenta le disuguaglianze invece di eliminarle”. Così Andrea Zini, vice presidente Assindatcolf, Associazione Nazionale dei Datori di Lavoro Domestico, componente Fidaldo, aderente Confedilizia, commentando i dati contenuti nel 49esimo Rapporto Censis presentato questa mattina. 

“Questo paradosso – prosegue Zini – è particolarmente evidente quando si parla di non autosufficienze e di assistenza a persone disabili, una realtà che di fatto viene gestita quasi in toto dalle famiglie, sia direttamente in qualità di caregiver, che ricorrendo alla figura ‘cardine’ della badante, come la definisce lo stesso Censis. Stando alle stime del centro studi, ad oggi la spesa familiare per la gestione domestica delle persone non autosufficienti, calcolate in 3,1 milioni, è pari a circa 9 miliardi l’anno ed è garantita attraverso il ricorso a circa 1,3 milioni di badanti”.

 

“Senza arrivare a negare il fondamentale ruolo che da sempre le famiglie svolgono nell’assistenza dei propri congiunti, siano essi bambini, anziani non autosufficienti o disabili, – conclude il vice presidente Assindatcolf – non possiamo, però, nemmeno accettare che le istituzioni si defilino rispetto ai propri doveri, perché certificherebbe la fine dello stato sociale. Per questo motivo un intervento strutturale sul welfare non è più rinviabile. La strada che come associazione di categoria che tutela le famiglie datrici di lavoro domestico abbiamo indicato da tempo è quella della piena deducibilità del costo del lavoro di colf, badanti e baby sitter o, in alternativa, un sistema di detraibilità diretto dei costi di welfare sul modello francese o belga che, però, sia davvero incisivo sui bilanci delle famiglie”.

 

 

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