“Bene il ministro Poletti che ha annunciato l’impegno del suo dicastero a combattere l’utilizzo improprio dei voucher. Sono mesi che la nostra associazione denuncia storture soprattutto nel settore domestico, dove lo strumento dei buoni lavoro rischia non solo di legittimare l’occupazione irregolare ma soprattutto di intaccare la natura stessa del rapporto lavorativo”. È quanto dichiara Andrea Zini, vice presidente Assindatcolf, Associazione Nazionale dei Datori di Lavoro Domestico (aderente Confedilizia, componente Fidaldo).

 “Nel corso degli anni – prosegue Zini – abbiamo assistito ad un graduale aumento del plafond annuale dei voucher, che con il Jobs Act è stato fissato a 7 mila euro, come importo massimo netto che un lavoratore domestico può percepire. Un aumento inappropriato e che non tiene conto delle specificità del settore, dove con 7 mila euro si riesce a coprire l’attività di un collaboratore domestico che presta servizio per 23-24 ore a settimana, ogni mese, per anni. Nato, dunque, per essere occasionale, il voucher finisce invece per legittimare un lavoro che di fatto è continuativo e che quindi necessita di essere inquadrato contrattualmente, con tutte le tutele previste per il lavoratore. Parliamo di diritti contrattuali come tredicesima, ferie, malattie, liquidazione, nonchè le tutele previdenziali come maternità e disoccupazione, che al contrario il voucher non garantisce”.

 “Per questo motivo – conclude Zini – chiediamo al Governo e al ministro Poletti di valutare la nostra proposta di riportare il limite per l’utilizzo dei voucher a 2 mila euro, così come attualmente previsto per imprenditori e professionisti. Nell’ottica di una revisione complessiva dello strumento, siamo infine convinti che si debba andare sempre di più verso il modello francese, dove il meccanismo del voucher non è concepito come alternativo al contratto stesso ma funge da meccanismo di pagamento per le famiglie”.

 

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