Un emendamento dell’opposizione approvato in Commissione riformula il decreto: le nuove norme sui contratti a tempo determinato non si applicheranno al lavoro domestico. È questa una delle principali novità contenute nel testo del provvedimento arrivato in Aula alla Camera lo scorso 30 luglio. A sollevare il problema era stata la nostra Associazione, depositando dapprima una memoria e, successivamente incontrando il ministro e ‘padre’ del provvedimento, Luigi Di Maio. Al titolare del dicastero del Lavoro Assindatcolf aveva ribadito quanto già espresso all’interno del documento presentato alla Camera: “In un settore in cui le agevolazioni fiscali per chi ricorre ad un regolare contratto sono pressoché inesistenti, un ulteriore aggravio dei costi a carico delle famiglie risulterebbe intollerabile ma anche incomprensibile. Nel settore domestico non esiste, infatti, un problema di ‘abuso’ dello strumento del contratto a tempo determinato che, al contrario, viene utilizzato in percentuale molto bassa rispetto a quello indeterminato, poiché è possibile licenziare senza giusta causa, ad nutum”.

Definendo la questione come una “problematica marginale per le famiglie”, Assindatcolf aveva sottolineato al Governo l’esigenza di intervenire, anche in futuro, su fronti più urgenti, in primis riducendo la pressione fiscale a carico delle famiglie che assumono personale domestico e aumentando le agevolazioni, ad oggi praticamente inesistenti.

Intanto dal Ministro è arrivata un’importante dichiarazione che avvalora quanto da noi sostenuto fin dal principio: nel corso dell’intervento pronunciato in Aula alla Camera, Di Maio ha, infatti, ammesso che l’emendamento con il quale si esonerano le famiglie datrici di lavoro domestico dall’aggravio contributivo in caso di rinnovo è stato accettato dalla maggioranza perché per nei contratti a tempo determinato ‘non ci possono essere abusi”. Esattamente l’obiezione che aveva sollevato Assindatcolf chiedendo attenzione per un settore, quello domestico, che presenta specificità scarsamente prese in considerazione, soprattutto in caso di provvedimenti ‘premianti’.