Lavoro domestico e di cura: si va verso una formazione e certificazione europea delle competenze. È questo l’obiettivo di ‘Prodome’, progetto co-finanziato dall’Unione Europea, di cui si è discusso oggi presso la sala Anziani del Comune di Bologna. Una due giorni (28-29 gennaio) organizzata da Assindatcolf, Associazione Nazionale dei Datori di Lavoro Domestico a Bologna, per studiare da vicino le buone prassi italiane al fine di elaborare un modello europeo di formazione e certificazione del lavoratore domestico.

“L’obiettivo – dichiara Andrea Zini, vice presidente Assindatcolf, partner italiano del progetto insieme a Francia e Spagna – è quello di scardinare l’immagine ormai obsoleta ma purtroppo molto diffusa, di domestico tout court, un lavoratore improvvisato e senza alcun tipo di preparazione. In una società in cui il welfare pubblico tende ad arretrare e la popolazione ha sempre più i ‘capelli bianchi’, riformare il sistema del lavoro di cura presso il domicilio diventa un’esigenza”. 

“Entro il 2040 – ha spiegato l’assessore alle relazioni europee ed internazionali e al Lavoro del Comune di Bologna, Marco Lombardo – in Emilia Romagna una persona su tre sarà anziana. La sfida della longevità è indubbiamente positiva ma al contempo anche impegnativa e non è detto che nel futuro sarà, come oggi, gestita nell’ambito del welfare familiare. Il tema della professionalizzazione degli addetti diventa quindi di fondamentale importanza, così come quello della certificazione delle competenze e l’Europa è sicuramente la cornice nella quale agire”. 

Dai trend demografici al lavoro irregolare, il vice presidente Assindatcolf ha ricordato come in Italia “6 domestici su 10 sono irregolari. Percentuali che stimiamo rispecchino anche i trend territoriali. In Emilia Romagna – ha spiegato- nel 2017 l’Inps ha censito circa 76 mila lavoratori regolarmente assunti, in prevalenza badanti (44 mila), con un calo progressivo registrato negli ultimi anni. Un dato questo che a nostro avviso testimonia l’aumento dell’irregolarità, con tutte le conseguenze che può comportare per le famiglie, che rischiano vertenze, ma anche per lo Stato che ogni anno perde circa 3 miliardi di euro per lavoro nero e non dichiarato”. 

“In Emilia Romagna così come in tutto il territorio nazionale – ha aggiunto Alessandro Millo, direttore dell’Ispettorato del Lavoro di Bologna – la maggioranza dei rapporti di lavoro domestici non sono regolari e piu in generale sono accompagnati da una serie di irregolarità minori come sotto inquadramento e minori ore dichiarate. È soprattutto una questione mentalità diffusa”.