“Sugli incentivi destinati ai datori di lavoro che assumeranno percettori di reddito di cittadinanza serve maggiore chiarezza. La rubrica dell’art. 8 parla solo di ‘imprese’, noi riteniamo che ne abbiano diritto anche le famiglie che assumono colf, badanti e baby sitter. Ma servono anche altri correttivi”. È questa, in sintesi, la richiesta avanzata da Assindatcolf, Associazione Nazionale dei Datori di Lavoro Domestico, in occasione dell’audizione sul D.L. 4/2019 avuta questa mattina in Commissione Lavoro al Senato.

“Se le famiglie datrici di lavoro domestico potessero usufruire degli incentivi previsti all’art.8, – ha spiegato il vice presidente Andrea Zini – non solo otterrebbero un giusto sostegno da parte dello Stato ma sarebbero anche incentivate ad assumere. Nuove assunzioni vere e, soprattutto, emersione di una quota rilevante del lavoro nero che penalizza il settore. Ricordiamo che in Italia 6 domestici su 10 sono irregolari, circa 1,2 milioni di addetti, a fronte di 800 mila lavoratori in chiaro”.

“Incentivando all’assunzione – ha continuato Zini – si eviterebbe anche un cortocircuito molto probabile, ovvero che parte dei lavoratori attualmente irregolari diventino impropriamente assegnatari del reddito di cittadinanza”.

Tra le criticità evidenziate da Assindatcolf alla Commissione, l’aver subordinato la fruizione degli incentivi al possesso del Durc “una condizione ovviamente inapplicabile alle famiglie” ha sottolineato il vicepresidente chiedendo ulteriori chiarimenti anche relativamente al metodo di fruizione dell’eventuale credito di imposta.

Qui il testo della Memoria depositata in Commissione