Comanda le imbarcazioni, sovraintende alle operazioni relative alla navigazione e anche qualora si occupi di mansioni accessorie quali la pulizia ed il riordino della barca e la preparazioni dei pasti, in nessun modo lo skipper può essere inquadrato come lavoratore domestico. È quanto stabilisce l’Ispettorato Nazionale del Lavoro in una recente nota, la n. 1366 del 13 febbraio 2020. Per prima cosa l’INL chiarisce come qualunque attività lavorativa venga svolta su imbarcazioni, comprese quelle da diporto, debba determinare automaticamente l’inquadramento del lavoratore nel ruolo della gente di mare, con la conseguente applicazione della normativa di riferimento. E ancora, in base al disposto dell’art. 115 R. D. n. 327/1942 (Codice della Navigazione), l’Ispettorato Nazionale del Lavoro ricorda come il ruolo della gente di mare e della navigazione interna sia suddiviso in tre categorie, nell’ambito delle quali devono essere iscritti tutti i lavoratori che prestano la propria opera a bordo di navi e barche. In base a questa descrizione le funzioni dello skipper vengono annoverate nella prima categoria.

“L’attività principale o prevalente svolta dallo skipper consiste – si legge nella Nota – nell’essere al comando dell’imbarcazione da diporto e sovraintendere a tutte le operazioni relative alla navigazione, con conseguente assunzione di responsabilità civile e penale; si ritiene, ad ogni modo, che tale inquadramento non precluda la possibilità di espletare anche mansioni accessorie o strumentali rispetto all’attività principale riconducibili a quelle proprie di un lavoratore domestico. Pertanto, – conclude – anche nel caso in cui lo skipper sia l’unico addetto anche alle ulteriori attività “domestiche”, come attività accessorie, l’inquadramento nel ruolo specifico della gente di mare nonché la riconducibilità alla prima categoria di tale ruolo esclude la possibilità di comunicare l’assunzione dello skipper quale lavoratore domestico”.