“Da una rielaborazione dei dati Inps sugli 860 mila domestici regolari presenti in Italia si evince che la retribuzione media di una colf o badante a tempo pieno ammonta a circa 1087 euro al mese mentre quella di un lavoratore ad ore è pari a 428 euro al mese. Se verranno, dunque, confermati i numeri che in questi giorni abbiamo letto sulla stampa, con il nuovo ammortizzatore sociale che il Governo prevede di inserire nel decreto di aprile a favore degli addetti del comparto domestico, un lavoratore ad ore avrà diritto ad un indennità di 200 euro, ovvero il 47% dello stipendio (e non l’80% come per tutti gli altri) mentre chi è assunto a tempo pieno percepirà circa 400 euro, ovvero il 40% della retribuzione. A conti fatti avrebbe più vantaggi un lavoratore in nero con il Reddito di emergenza (tra i 400 e gli 800 euro), che uno in regola con gli ammortizzatori sociali”. È quanto dichiara Andrea Zini, vice presidente di Assindatcolf, Associazione Nazionale dei Datori di Lavoro Domestico.

“Un paradosso – prosegue – se consideriamo che i prezzi di mercato danno origine a stipendi medi ben più alti rispetto a quelli elaborati sui minimi sindacali presenti sul sito Inps. Nella realtà, infatti, un domestico ad ore percepisce mediamente circa 662 euro al mese mentre uno assunto a tempo pieno 1241 euro al mese, le indennità allo studio del Governo coprirebbero, quindi, solo circa il 30% della retribuzione. Cifre assolutamente insufficienti – conclude Zini – soprattutto se guardiamo alle misure già operative in altri paesi: in Francia dove lo Stato concede un indennizzo pari all’80% della retribuzione, in Belgio dove si arriva a coprire il 70%  o in Germania dove la cassa integrazione copre il 60%. A queste condizioni l’Italia sarebbe, quindi, fanalino di coda in Europa, negando, di fatto, il ruolo sociale ed economico del settore”.