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Famiglia, lavoro, abitazione: le proposte delle associazioni, gli impegni dei partiti

Dove e quando

6/02/18, Roma – Hotel Nazionale, sala Cristallo

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Invecchiamento della popolazione, culle vuote, lavoro di cura, donne e carriera, conciliazione tempi di vita e di lavoro. Dalle Associazioni delle famiglie un ‘pacchetto’ di proposte sul welfare per guidare l’azione di chi si candida a governare il Paese nei prossimi anni.

Egregi Onorevoli, gentili relatori, un saluto a tutte le persone che hanno raccolto il nostro invito.

A me spetta il compito di introdurre i lavori di questo importante convegno che abbiamo voluto dedicare alla famiglia, in un momento così delicato e strategico della vita del paese, come quello che precede l’appuntamento elettorale.

Il 4 marzo, infatti, milioni di cittadini saranno chiamati alle urne per scegliere l’Esecutivo che guiderà il paese nei prossimi 5 anni. Al nuovo Governo e a tutto il Parlamento vogliamo consegnare un documento programmatico, una sorta di ‘manifesto’ sul welfare che possa  ispirare  un’azione riformatrice tanto necessaria, quanto ormai non più rinviabile.

Per farlo abbiamo chiesto il contributo di tutte quelle associazioni che, come la nostra, rappresentano la famiglia italiana, con i suoi problemi e le sue specificità. Famiglie alle prese con l’assistenza di un figlio, di un genitore anziano o non autosufficiente, di un malato o di un disabile. Donne – madri e figlie – sulle quali finisce col gravare tutto il ‘peso’ della cura e che per questo motivo, molto spesso – troppo – sono costrette a rinunciare al proprio lavoro, alla propria carriera. O più semplicemente, – drammaticamente dovremmo dire – scelgono di non mettere al mondo figli.

Alle associazioni che rappresentano queste famiglie, uno spaccato assolutamente trasversale, abbiamo chiesto di indicare alcune priorità, misure concrete che se attuate potrebbero avere come effetto immediato quello di migliorare la vita delle persone e più in generale il welfare di questo paese.

Ai partiti ed in particolare a tutti i politici che oggi hanno raccolto il nostro invito, chiediamo solo risposte: vogliamo parlare di contenuti, di programmi elettorali. Vogliamo conoscere la vostra ricetta sul welfare ed iniziare un confronto che, auspichiamo, possa andare avanti nei prossimi anni per apportare il cambiamento necessario.

Che un’inversione di rotta sia ormai doverosa non lo diciamo noi ma si evince dai numeri, dalle statistiche degli ultimi anni che continuano a descrivere un inesorabile trend demografico: popolazione che invecchia e culle che rimangono vuote. L’Istat parla addirittura di rivoluzione della struttura demografica che posiziona il nostro paese tra i primi al mondo per invecchiamento della popolazione.

Cresce, quindi, la domanda di assistenza, arretra il sistema sanitario nazionale, vengono tagliate le risorse per le politiche sociali. Rimane in piedi la famiglia, saldo pilastro, l’unica che in questi anni ha saputo garantire la tenuta sociale del paese auto organizzandosi con un welfare alternativo, ‘fai da te’. Un sistema imperniato sulle reti parentali, sul supporto offerto dai lavoratori domestici, quando le risorse economiche lo consentono.

Ancora una volta basta guardare ai numeri: nell’ultimo decennio le badanti, ovvero le lavoratrici a cui nel quotidiano affidiamo i nostri cari,  sono aumentate complessivamente del 160%. Ma il dato che maggiormente colpisce è quello relativo alle lavoratrici italiane, perché se il lavoro domestico è storicamente appannaggio delle straniere, negli ultimi 10 anni la presenza delle italiane è aumentata del 540%. Segno che in tempi di crisi molte persone, soprattutto donne, hanno perso il lavoro e si sono dovute rimboccare le maniche, dedicandosi a lavori che avevano smesso di fare.

E non a caso il settore dell’assistenza alla persona è quello che registra il maggior incremento, perché se la popolazione invecchia si pone automaticamente il problema di come assisterla.

Volendo esaminare il tema guardando l’altro lato della medaglia, non è sbagliato affermare che il settore domestico e più in generale quello della cura e dell’assistenza sono destinati a diventare protagonisti nel mercato del lavoro degli anni a venire. Nel nord come al sud.

Anche qui a confermarlo sono le rilevazioni dell’Inps, che attestano una crescita esponenziale delle badanti anche nelle aree più problematiche del paese, come il Mezzogiorno e le isole, dove l’incremento del numero delle assistenti alla persona registrate è ben 5 volte maggiore rispetto al valore del 2007, mentre al sud 2 volte maggiore.

Ricordo che stiamo parlando solo dei lavoratori regolarmente assunti, oltre 886 mila a fine 2016. Le ultime rilevazioni parlano, però, di un universo sommerso che supera il 50% dei lavoratori in chiaro. A questi numeri si devono poi aggiungere quelli che descrivono la realtà delle persone che scelgono di assistere personalmente un familiare, i cosiddetti caregiver, una figura che ha finalmente ottenuto un primo e giusto riconoscimento nell’ultima legge di Bilancio, a cui speriamo che in tempi brevi faccia seguito una necessaria legge ad hoc.

Renzo Gardella

Presidente Assindatcolf

Assindatcolf: costo del lavoro domestico e contrasto al lavoro nero

L’Associazione Nazionale dei Datori di Lavoro Domestico chiede, da un lato di introdurre nel sistema fiscale italiano la totale deduzione del costo del lavoro domestico (contributi e stipendi) e dall’altro, l’applicazione di misure che incentivino l’occupazione nel comparto, come già avviene per altri settori (sgravi per assunzione giovani, donne e disoccupati). Con l’aiuto del Censis, che ha realizzato un rapporto (‘Sostenere il welfare familiare’) Assindatcolf ha calcolato che l’introduzione della totale deduzione del costo del lavoro domestico potrebbe generare un circuito virtuoso in termini economici (risparmi per le famiglie tra i 2 ed i 5 mila euro di minori tasse e quindi nuovi consumi), occupazionali (100 mila nuovi posti di lavoro nel comparto e 80 mila indiretti) e di emersione del lavoro nero (350 mila lavoratori su quasi 1 milione di irregolari). Quanto alle coperture economiche, secondo le stime del Censis, al netto di effetti diretti ed indiretti la deduzione avrebbe un costo complessivo a carico dello Stato pari a circa 72 milioni di euro.

Forum Nazionale delle Associazioni familiari: Fattore Famiglia

Il Forum Nazionale delle Associazioni familiari chiede alle istituzioni un “Patto per la Natalità”: serie e strutturali politiche economiche e fiscali a favore delle famiglie per invertire le tendenze demografiche (calo delle nascite, aumento della popolazione anziana) ma anche per consentire una migliore conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, in particolare delle donne. Oltre a condividere l’esigenza di introdurre delle agevolazioni fiscali per le famiglie che assumono personale domestico, il Forum propone un particolare strumento chiamato ‘Fattore Famiglia’:  si tratta di un meccanismo fiscale che si ispira al quoziente familiare francese secondo il quale sono i carichi familiari (non solo figli ma anche eventuale non autosufficienza, monogenitorialità, vedovanza .. ) a determinare gli scaglioni di reddito sui quali pagare le tasse.

Carer: Approvazione legge per utilizzo fondi caregiver e servizi connessi al ruolo

L’Associazione Carer chiede ai partiti che si candidano a guidare il paese la rapida approvazione di una legge che definisca i criteri di assegnazione delle risorse che la Legge di Bilancio 2018 ha stanziato in favore dei caregiver, riconoscendo per la prima volta in Italia il loro ruolo. Insieme a questo, Carer ritiene fondamentale che nella legge, in sussidiarietà con le Regioni, vengano definiti dei servizi legati al ruolo del caregiver, così come già indicato in uno dei disegni di legge depositati in Parlamento sul tema, quello a firma Angioni al Senato. Nel testo si parla tra le altre cose di diritto all’informazione, alla formazione, al supporto psicologico e a quello al ‘sollievo’ programmato e di emergenza, prevendo al contempo delle misure di defiscalizzazione per le spese assistenziali connesse al ruolo del caregiver, come per esempio la spesa della badante/assistente familiare che lo aiuta o lo sostituisce nei momenti di riposo (per un massimo di 12 mila euro l’anno). Quanto alle risorse, la Legge di Bilancio ha predisposto un finanziamento di 60 milioni di euro in 3 anni (2018-2020), ovvero 20 milioni di euro per ciascuna annualità. L’auspicio di Carer è che questo fondo possa essere implementato dal prossimo Governo.

Ebincolf: certificazione della professione

Circa 1500 domestici formati gratuitamente in 3 anni, con un investimento complessivo che a fine 2018 ammonterà a 4 milioni di euro. Sono questi i numeri che descrivono l’attività di Ebincolf, Ente Bilaterale Nazionale del comparto di Datori di lavoro e dei collaboratori familiari che, grazie ad un finanziamento che arriva direttamente dalle famiglie e dai  lavoratori tramite versamento contributivo, ha potuto avviare un percorso di professionalizzazione di colf, badanti  in tutta Italia. Ebincolf, che ha come mission quella di promuovere la formazione, sta contestualmente portando avanti anche un percorso di certificazione professionale che abbia il riconoscimento istituzionale, al fine di mettere a punto dei requisiti formativi  vincolanti (un esame dopo un percorso di almeno 64 ore di formazione su specifiche materie). Per questo motivo Ebincolf chiede alla politica di riconoscere, nell’ambito di una legge quadro, gli enti bilaterali che svolgono una funzione sociale sulla sanità integrativa e sulla  formazione, garantendo politiche e  risorse per la qualificazione di questo importante settore.

Fish: piano strategico sul Fondo Nazionale per la non autosufficienza in 100 giorni

Il 12 dicembre 2017 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il II Programma di azione biennale per la promozione dei diritti e l’integrazione delle persone con disabilità, con cui l’Italia si impegna nell’attuazione di linee di intervento specifiche su ambiti che impattano direttamente sulla vita di milioni di persone con disabilità: dalla scuola al lavoro, dalla mobilità alla salute, dal riconoscimento della disabilità, alla vita indipendente e alle pari opportunità. FISH si attende l’applicazione delle 46 azioni previste e delle 194 azioni specifiche. Nei primi 100 giorni di Governo, la FISH attende l’approvazione di  un piano strategico per la non autosufficienza per supportare individui e famiglie. Tra le altre istanze immediate: aumento dell’importo della pensione di invalidità (oggi pari a 282 euro al mese); rapida approvazione di una norma che valorizzi non solo il ruolo dei caregiver familiari ma che attribuisca loro anche tutele previdenziali, di malattia, di infortunio, oltre a rafforzare strumenti di flessibilità lavorativa. In questo quadro certamente FISH auspica l’estensione delle deduzioni delle spese di assistenza domestica o personale e altre forme per la compensazione di tali oneri che finiscono per incidere sul rischio di impoverimento di tanti nuclei familiari.

SOSTENERE IL SETTORE DOMESTICO PER AIUTARE LE FAMIGLIE

In Italia circa 2,5 milioni di famiglie si avvalgono in casa del prezioso aiuto di personale domestico: badanti che accudiscono genitori anziani e malati, baby sitter che si occupano dei figli quando i genitori lavorano, colf a cui ogni giorno viene affidata la cura della casa. Un’esigenza del tutto trasversale ed indipendente dal ceto sociale. Una risorsa dal valore inestimabile, sia sociale (per le famiglie e per lo Stato, che ‘risparmia’ sul SSN e compensa insufficienti politiche di welfare pubblico) che economica, poiché in grado di generare un giro di affari prossimo ai 19 miliardi di euro (Rapporto Censis “Sostenere il welfare familiare”). Ma anche un sistema totalmente a carico dei singoli (con spese ingenti che possono arrivare anche a 17 mila euro annui) e che, per l’importanza che ha assunto, non beneficia di sufficienti agevolazioni fiscali. Per questo motivo Assindatcolf chiede che venga introdotta la totale deduzione del costo del lavoro domestico (contributi + stipendi) per far risparmiare le famiglie ma anche per incidere su una delle più evidenti distorsioni di cui soffre il settore, quello del lavoro irregolare che supera il 50% del totale degli occupati.

AGEVOLAZIONI FISCALI: LO STATO ATTUALE

Ad oggi un datore di lavoro domestico ha due le possibilità, ovviamente a condizione che il lavoratore sia assunto in modo regolare: deduzioni e detrazioni. Chiunque abbia alle proprie dipendenze un collaboratore domestico può portare in deduzione (per un massimo di 1549,37 euro, a prescindere dal numero dei dipendenti) i contributi versati all’Inps per le attività di colf, badanti e baby sitter, solo relativamente alla quota a carico del datore. Quanto al “capitolo” detrazioni, solo chi si affida alla cura di una badante ed ha un reddito che non supera i 40 mila euro annui, potrà godere della parziale detrazione (per un massimo di 399 euro, a prescindere dal numero dei lavoratori) del costo sostenuto per il pagamento dello stipendio dell’assistente alla persona rigorosamente non autosufficiente, per sé o per un familiare.

EFFETTI DELLA DEDUCIBILITÀ TOTALE DEL COSTO DEL LAVORO DOMESTICO

La deduzione totale del costo del lavoro domestico (contributi e oneri fiscali) potrebbe generare un circuito virtuoso in termini economici (risparmi per le famiglie tra i 2 ed i 5 mila euro di minori tasse e quindi nuovi consumi), occupazionali (nuovi posti di lavoro) e di emersione del lavoro nero (quasi 1 milione di lavoratori irregolari, Censis 2017). L’operazione, secondo quanto stimato dal Censis nella ricerca “Sostenere il welfare familiare”, al netto di effetti diretti ed indiretti avrebbe un costo complessivo a carico dello Stato pari a circa 72 milioni di euro. Ecco nel dettaglio quali effetti positivi potrebbe generare:

– Emersione di circa 350.000 LAVORATORI IN NERO impiegati nel settore domestico, tra italiani e stranieri;

– Creazione di oltre 100.000 NUOVI POSTI DI LAVORO nel comparto;

– 80.000 NUOVI POSTI DI LAVORO indiretti in altri comparti col relativo gettito fiscale e contributivo aggiuntivo, a cui si aggiungerebbe il gettito IVA derivante da nuovi consumi delle famiglie generati dalla disponibilità di reddito collegato alla deduzione;

– SODDISFAZIONE DELLE ESIGENZE DI 2.474.000 FAMIGLIE, che si trovano nella condizione di essere: anziani che necessitano di assistenza; genitori con figli minori da assistere in modo continuativo; donne alle prese con la conciliazione dei tempi vita/lavoro;

– RIDUZIONE DELLA SPESA PUBBLICA NEL SETTORE SANITARIO in termini di minore utilizzo di fondi pubblici da destinare all’incremento di strutture residenziali di tipo socio-sanitario e minore ospedalizzazione in caso di lungo degenza;

– DIMINUZIONE DI RICHIESTE DI PRESTAZIONI DI SOSTEGNO AL REDDITO da parte dei lavoratori emersi e dei nuovi lavoratori dovuta a modifiche in aumento del loro ISEE (meno assegni familiari, meno richieste di mense scolastiche, meno ticket sanitari, ecc.);

– EQUILIBRIO DEL SISTEMA SOCIALE, sostegno a chi ne ha bisogno (anziani, mamme, giovani famiglie, ecc.) ed abolizione di forme di assistenzialismo non dovute nei confronti di chi oggi lavora in nero.