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Un focus sul lavoro nero nelle case degli italiani. Si intitola “Lavoro domestico irregolare: quanto ci perde lo Stato?” ed è il dossier che Assindatcolf ha presentato nel corso del convegno organizzato in occasione del suo 35esimo anniversario. Dalla fotografia scattata emerge una realtà allarmante: ogni anno in Italia 3,1 miliardi di euro non entrano nelle casse dello Stato come conseguenza del lavoro irregolare di colf, badanti e baby sitter ma anche per omesse dichiarazioni dei redditi da parte di chi, al contrario, un regolare contratto ce l’ha.

Per invertire la tendenza Assindatcolf continua a portare avanti la battaglia della totale deduzione del costo del lavoro domestico: in questo modo le famiglie, che spesso accettano condizioni di irregolarità per necessità, potrebbero risparmiare e ricorrere al nero non sarebbe più così conveniente.

Proprio per sensibilizzare chi ha responsabilità di Governo, ma anche l’opinione pubblica, Assindatcolf ha scelto di sostenere il cortometraggio “L’altra metà in luce”, un film di Claudio Alfonsi che descrive il delicato rapporto tra un’anziana signora e la sua badante rumena, interpretate rispettivamente da Erika Blanc e Cristina Golotta. Un tema delicato ed estremamente intimo ma che, al contempo, racconta la vita di tantissime famiglie italiane. 

Il cortometraggio, che si appresta a partecipare ai principali Festival cinematografici nazionali ed internazionali, è stato realizzato anche con il contributo di Assindatcolf.

Come molti di voi già sapranno, quest’anno Assindatcolf celebra il suo 35esimo anniversario. Era il 1983 quando, da un’iniziativa della Confedilizia – Confederazione italiana proprietà edilizia – nacque la nostra Associazione caratterizzata da subito da una convinta attività sindacale: ci prefiggevamo l’obiettivo di rappresentare le famiglie datrici di lavoro domestico e siamo riusciti a non tradire mai la nostra missione!

Trentacinque anni accanto alle famiglie, per tutelarle e sostenerle in grandi battaglie che ci hanno visti protagonisti anche in Palazzi istituzionali come questo.

Trentacinque anni di conquiste che hanno portato il settore ad essere così come oggi lo vediamo: 2 milioni di lavoratori, altrettante famiglie ed un giro di affari di circa 19 miliardi l’anno.

Lavoro domestico: motore sociale ed economico nell’Italia del futuro” recita infatti, il titolo di questo convegno nel quale ci chiediamo anche, quali siano le nuove sfide.

Ma per tracciare un bilancio e capire quali possano essere le scommesse del domani non possiamo non volgere almeno per un attimo lo sguardo al passato. A quello che siamo stati e alla strada che abbiamo compiuto per arrivare fino qui.

Non citerò tutti i passaggi che vedete nel dettaglio alle mie spalle ma consentitemi di ricordare i capisaldi della storia del settore, intrecciata in modo inscindibile alla Nostra.

Dall’approvazione della prima legge, ancora oggi in vigore, che tutelava il rapporto di lavoro domestico (la n. 33 del 1958), all’importante sentenza del 1969 con la quale la Corte Costituzionale rimuoveva i vincoli che fino a quel momento avevano impedito che il comparto domestico potesse essere disciplinato da un contratto collettivo nazionale specifico. Nel 1974 fece, infatti, il suo esordio il primo Ccnl domestico. Si trattava di una piccola rivoluzione soprattutto se consideriamo il contesto sociale ed economico nel quale si inseriva. Ci sono voluti anni di trattative per arrivare a definire il modello all’avanguardia che oggi conosciamo. Un percorso in salita al quale Assindatcolf ha potuto contribuire con un approccio tecnico professionale sedendo fin dal 1985 al tavolo della contrattazione.

Grazie al lavoro delle parti sociali arrivarono, dunque, ben presto nuova forma e nuovi contenuti. Ne cito uno per tutti: l’introduzione della declaratoria sulle categorie professionali. Potrebbe sembrare banale ma non è così: grazie questa operazione è stata definita per la prima volta una

figura che ancora non esisteva, quella dell’assistente alla persona, la cosiddetta ‘badante’ oggi tanto comune quanto indispensabile nelle famiglie di ogni estrazione sociale, che nel 2010 ha fatto ingresso nel paniere Istat dei prezzi al consumo.

E ancora, non posso non citare il 1996, anno in cui, con la regia di Assindatcolf, nacque la Federazione italiana dei datori di lavoro domestico. Il settore stava iniziando ad assumere la dimensione che oggi conosciamo e quella di puntare su una realtà federativa fu una scelta lungimirante.

Come al futuro si pensava quando nel 2001 vennero istituiti gli Enti Bilaterali. Con Cassacolf  intendevamo tutelare ancora di più le famiglie italiane, offrendo un’assistenza sanitaria integrativa ai domestici, con prestazioni che dal 2012 in poi sono andate via via implementandosi fino ad arrivare al pacchetto completo di cui è possibile usufruire oggi.

Con Ebincolf abbiamo invece voluto scommettere sulla formazione, perché il lavoro domestico potesse essere svolto con competenza e professionalità e non, come invece ancora troppo spesso accade, improvvisandosi. Un’imperdonabile contraddizione se consideriamo che proprio a queste persone ogni giorno affidiamo i beni più preziosi: anziani, malati bisognosi di cure, bambini piccoli, le nostre case.

Per invertire questo paradigma dal 2016 abbiamo messo a punto un modello virtuoso, avviato in tutte le principali città italiane e che ogni anno si arricchisce di nuove adesioni. Lo abbiamo chiamato ‘Formato famiglia’. Giocando con le parole volevamo arrivare a definire gli obiettivi: offrire una formazione a regola d’arte ma che guardasse alle esigenze delle famiglie.

Un percorso che porterà presto all’approvazione di una norma nazionale per la certificazione del lavoro domestico ma che viaggia anche su un doppio binario. Italia-Europa. Aderendo come partner al progetto ‘Prodome’, è stato infatti avviato un lavoro per arrivare a definire standard condivisi di professionalizzazione.

Tutto questo è stato possibile dal 2015 in poi quando Assindatcolf ha iniziato a muovere i suoi primi passi in Europa. Primi ma decisi, entrando a far parte della Federazione Europea dei datori di lavoro domestico, Effe – di cui il nostro Andrea Zini è vice presidente – e che ci ha, al contempo, consentito di partecipare ai lavori per la redazione del Libro Bianco Europeo sul lavoro domestico che proprio in questi giorni vede la luce.

Non voglio rubare altro tempo ai lavori di questo convegno. Vi lascio però un ultimo dato che spero susciti il dibattito che merita. Non tanto tra di noi addetti ai lavori, quanto nel mondo della Politica e delle Istituzioni che oggi vogliamo chiamare a raccolta.

Riteniamo, infatti, che i tempi siano maturi per invertire la tendenza: ce lo dicono i numeri. Dati e statistiche che verranno illustrati subito dopo il mio saluto e che esigono interventi immediati e risolutivi.

Alla politica chiediamo lungimiranza nella speranza di poter presto aggiungere altri importanti tasselli alla nostra strada, ancora tutta in salita.

 

Renzo Gardella Presidente Assindatcolf