Egregio Presidente Incaricato, Prof. Mario Draghi,

alla vigilia dell’incontro annunciato con le Parti Sociali Le scrivo nella veste di Presidente di Assindatcolf, l’Associazione Sindacale Nazionale dei Datori di Lavoro Domestico, una delle realtà più rappresentative di quei 2 milioni di famiglie che ogni giorno, per conciliare i tempi di vita e di lavoro, scelgono di affidarsi alle cure del personale domestico: baby sitter per accudire figli piccoli; badanti che si occupino dei genitori non autosufficienti o malati; colf che gestiscano la casa nell’orario di lavoro. Un’esigenza ormai divenuta trasversale nelle moderne società e che molto ha a che fare con l’universo femminile, ma non solo. Parità di genere, crescita demografica, invecchiamento della popolazione, assistenza domiciliare e sostenibilità del sistema sanitario: sono tutte questioni che chiamano in causa il comparto che Noi rappresentiamo per parte datoriale e che ‘dovrebbero’ essere, nei fatti e non solo nella teoria, anche al centro del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

Tuttavia, come abbiamo avuto modo di rappresentare alla Camera (Commissione Lavoro) lo scorso 2 febbraio in occasione del ciclo di audizioni programmate, nessun intervento specifico è stato previsto per il settore domestico, un comparto che negli anni è stato solo oggetto di interventi a ‘pioggia’, totalmente privi di una visione d’insieme.

A questo proposito ho letto con molto interesse l’articolo a Sua firma pubblicato sul Financial Times lo scorso 3 febbraio, proprio all’indomani del ricevimento dell’incarico da parte del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha sottolineato l’esigenza di formare un Governo “che faccia fronte con tempestività alle gravi emergenze non rinviabili”.

Le soluzioni che, nell’articolo, indicava per l’economia vedevano e vedono in primo piano la tutela della capacità produttiva e dei posti di lavoro per uscire dalla crisi con un tessuto industriale ancora in grado di reagire proteggendo anche la capacità di reddito delle famiglie, assumendo necessari interventi che devono impegnare il bilancio dello Stato in modi che prima d’ora sono stati nemmeno pensati.

Tra queste soluzioni indubbiamente c’è il PNRR all’interno del quale, a nostro avviso, è possibile affrontare anche la questione del lavoro di cura e di assistenza domiciliare, per il quale riteniamo serva ormai una riforma strutturale.

A tale proposito la domanda che rivolgiamo, inascoltati, da almeno 7 anni a tutti i Governi che si sono succeduti è molto semplice: intervenire in ambito lavoristico e rendere completamente deducibili i costi del lavoro domestico, (retribuzioni e contributi) e intervenire in ambito welfare e introdurre forme di welfare mirato a sostenere le famiglie. Il PNRR rappresenta, a nostro avviso, un’occasione irripetibile.

In ambito lavoristico:

–           La deducibilità permetterebbe un sostegno semplice e fruibile per tutte le famiglie, una concreta misura di redistribuzione del reddito che consentirebbe una capacità di spesa maggiore per moltissime persone, sono oltre 2,5 milioni le famiglie che occupano un assistente famigliare;

–           Il minor costo per la famiglia renderebbe meno oneroso il lavoro regolare rispetto al lavoro irregolare, e questo conflitto di interessi tra le parti porterebbe all’emersione totale, o comunque molto estesa, del lavoro nero che nel settore interessa 1,2 milioni di addetti;

–           Il lavoro in ambito familiare così sostenuto e diffuso ha una forte valenza di integrazione di lavoratori disoccupati o a rischio esclusione sociale (il 70% dei lavoratori del settore è immigrato ed il 95% sono donne);

In ambito welfare:

–           Il lavoro di cura, ancora oggi quasi completamente a carico delle donne, impedisce che queste possano entrare nel mondo del lavoro e contribuire fattivamente all’economia del Paese. Il lavoro domestico in tanti casi permetterebbe di aumentare l’occupazione femminile, 2 donne per ogni posto creato, ma vanno sostenute le famiglie che hanno necessità di assistenza: l’Assegno universale per la natalità sarà un passo importante in tale direzione, chiediamo che venga istituito un secondo Assegno universale per la non autosufficienza;

–           La conciliazione dei tempi di vita, per tutta la famiglia, sarebbe molto più gestibile a fronte di strutture pubbliche, dagli asili nido alle RSA, che ad oggi non riescono a coprire il fabbisogno né in termini di utenza né in termini di orari;

–           Diminuzione dei costi dello Stato per le strutture di welfare a favore delle strutture per la salute che oggi, come già detto, sono insufficienti e non coprono la richiesta esistente in un Paese che invecchia e non riesce ad invertire la curva della natalità;

–           Dal punto di vista degli assistiti, la residenzialità, inoltre, avrebbe un impatto decisamente più favorevole sia sui nuovi nati, a completamento degli orari delle strutture educative, sia per ammalati ed anziani, che non perderebbero il contatto col proprio domicilio e con i parenti: in una parola contatto con i propri affetti.

Queste sono solo alcune delle ragioni per cui, a nostro avviso, sarebbe opportuno prevedere un intervento deciso in termini di Recovery Plan: vera riforma in grado di stimolare la spinta necessaria ad avviare un rinnovamento della società, del welfare e dell’economica di questo Paese.

Per questo confidiamo che possa raccogliere le nostre richieste, che sono quelle che vengono dalle famiglie italiane.

L’occasione è gradita per porgerLe i nostri più cordiali saluti e l’augurio che riesca a formare un Esecutivo di cui tanto ha bisogno l’Italia.

Andrea Zini
Presidente Assindatcolf